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Billie Holiday (nome d'arte di Eleanor Fagan Gough) nasce il 7 aprile 1915 a Baltimora e muore a New York il 17 luglio 1959. La scelta del nome d'arte è un omaggio all'attrice Billie Dove, ed anche un riferimento al soprannome Billy con cui la chiamava il padre, riferendosi scherzosamente ai suoi atteggiamenti da maschiaccio. Billie trascorre la sua infanzia a Baltimora, mentre la madre si trasferisce a lavorare a New York come domestica. A sette anni, mentre lavora come sguattera in un bordello, scopre il jazz. In cambio delle pulizie può ascoltare i dischi di Louis Armstrong e Bessie Smith. Billie canta sempre, ma la sua carriera di cantante comincia a quindici anni nei nightclub di Harlem. Con la sua voce straordinaria riempie i locali, e ben presto diventa presto una celebrità, al pari dei grandi del jazz come Louis Armstrong, Lester Young, Benny Goodman, Count Basie.
A diciotto anni, John Hammond le organizza alcune sedute in sala d'incisione con Benny Goodman. Con l'aiuto di Artie Shaw, Billie fu fra i primi cantanti neri ad esibirsi assieme a musicisti bianchi, anche se nei locali dove cantava doveva utilizzare l'ingresso riservato ai neri. Il suo segno distintivo era una gardenia bianca, che portava sempre fra i capelli. Fra le sue canzoni più famose nel suo repertorio, rese indimenticabili dalla sua splendida voce, ci sono Strange Fruit, God Bless the Child, di cui è autrice la stessa Billie, Lover Man, I Loves You Porgy e The Man I Love di George Gershwin e Billie's Blues.
Nella sua (breve) carriera artistica c'è anche una tournée in Europa (1954) e la scrittura di un'autobiografia (1956): Lady sings the Blues ("La signora canta il blues"), da cui è tratto il film La signora del blues interpretato da Diana Ross. Billie muore tre anni dopo, ad appena 44 anni. Come in vita, anche dopo la morte continua ad influenzare altri artisti, come Janis Joplin e Nina Simone. A Billie è dedicata Angel of Harlem degli U2.





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filippobrocato
ha scritto il giorno 23 Dicembre, 2008:
che musica gente! che sognanti atmosfere! e pensare che da noi era persino proibito ascoltarla tutta questa meraviglia a quel tempo.